La mia generazione (mi ha votato…) - Intervista a Joshua Jackson

A Roma per ricevere il premio Golden Graal 2006 come Migliore artista internazionale, Joshua Jackson racconta la sua passione per il cinema e per il suo lavoro di attore.
Mentre nelle sale cinematografiche è uscito Vengo a prenderti – The Shadow Dancer diretto da Brad Mirman in cui l'ex divo di Dawson Creek recita con Harvey Keitel, Giancarlo Giannini e Claire Forlani, negli Usa stanno per arrivare Aurora Borealis interpretato fianco a fianco con Juliette Lewis e Donald Sutherland e Bobby, film dedicato all'assassinio del Senatore Robert Kennedy diretto da Emilio Estevez con Sharon Stone, Demi Moore, Elijah Wood, Harry Belafonte, Laurence Fishburne e Helen Hunt.

Lei ha compiuto 28 anni ieri proprio qui a Roma l'11 giugno: cosa rappresentano per lei i premi alla sua età?
Dipende da chi vota per il premio. Per me ricevere il Golden Graal è stato qualcosa di molto lusinghiero, perché sono stato premiato da miei coetanei e da giovani attori che – credo – abbiano trovato in me qualcosa in cui riconoscersi. E' una cosa molto soddisfacente e toccante essere premiato da persone della tua stessa età, da simili che capiscono le tue aspirazioni e comprendono le tue idee, piuttosto che da un gruppo di persone mature che dicono: "Va bene ragazzo: adesso sei a posto!".

In più questi giovani sembrano identificarsi in lei e nel suo lavoro…
Lo spero. Non voglio presumere che il Golden Graal equivalga ad una sorta di 'carta bianca' per tutto quello che ho fatto nella mia carriera. Penso che la recitazione, in un certo senso, riguardi molto un discorso generazionale. Basta notare quanto è cambiato lo stile recitativo dall'epoca d'oro di Hollywood. In quegli anni c'era una maniera molto più 'iconica' di rappresentare le persone. All'epoca si cercava di idealizzare gli attori e di mettersi nei loro panni. Oggi, invece, tutto è completamente cambiato.

Qual è l'attore che lei considera un'icona?
Paul Newman è per me il più grande attore americano di sempre: l'inizio e la fine del cinema americano, la sua alfa e la sua omega. Lavora da così tanti anni e ha attraversato tutti i generi cinematografici, se si eccettua, ovviamente l'horror. Ha saputo compiere la transizione da un modello interpretativo iconico a umanistico. In Hud – Il Selvaggio interpretava un personaggio forte e carismatico, mentre oggi consente alle persone di vedere la sua vera età e fragilità. C'è qualcosa di lui che è veramente al di fuori del comune: la sua capacità di essere un grande attore, che – al tempo stesso – evita qualsiasi forma di ostentazione. Non lo 'acchiappi' mai mentre recita, ma è sempre genuino e credibile. Il più grande complimento che ho sentito fare da un attore all'altro è stato Michael Keaton che diceva di Robert Duvall: "Mi piace Robert Duvall perché dice sempre la verità." Questa è la cosa più bella che si può dire di un attore. Non poterlo mai sorprendere mentre recita e non riuscire mai a vederlo mentire.

Essere veri è la qualità che lei cerca di più nel suo lavoro e in quello degli altri?
Sì. Se sei su un palcoscenico devi – in qualche maniera – potere proiettare la tua interpretazione fino all'ultima fila del teatro, ma specialmente sul grande schermo ogni piccolo pezzo va al posto giusto. Ogni dettaglio, ogni minima intonazione ed espressione facciale si riescono a percepire bene. Anche se non sei un attore riesci a renderti conto che qualcosa non va in chi non è genuino nei confronti del proprio personaggio. La cosa che odio di più è vedere qualcuno che mi accorgo recitare, anziché semplicemente vivere nel contesto della scena. Questo è il motivo per cui – tra le star moderne del cinema americano – amo così tanto Tom Hanks: è sempre nel suo momento e nel suo personaggio. Non cerca mai l'esibizione ed è sempre brillante. Va da Forrest Gump a recitare da solo con una palla come in Castaway. Tom Hanks è un attore che consente sempre al pubblico di seguirlo nel suo viaggio all'interno di un film attraverso un personaggio.

In Vengo a prenderti – The Shadow Dancer lei dà vita ad una sorta di insolita coppia comica con Harvey Keitel: come si è trovato con lui?
Anche se apparteniamo anagraficamente a generazioni differenti, Harvey è un attore cresciuto nel 'Metodo' che ama scomparire nei personaggi che interpreta. E' uno degli attori che ha interpretato alcuni dei film più interessanti e importanti degli ultimi trenta anni: da Taxi Driver a Il Cattivo Tenente a Lezioni di piano. Per me è stato importante riuscire a non venire 'cancellato' nelle scene che interpretavo con lui. E questa è un po' la mia sfida di attore: circondarmi degli interpreti migliori e potere lavorare fianco a fianco con loro. Non puoi renderti mai conto di quanto vali fino a quanto non ti confronti con i migliori.

Quando ha deciso di iniziare a recitare?
E' successo quando ero piccolo di volere iniziare a provarci. Era la stessa epoca in cui sognavo di diventare un cowboy o un astronauta, quindi non posso dire essere stato un cosciente ghiribizzo. Mia madre lavorava nell'industria cinematografica, quindi mi ci sono voluti molti anni prima di capire cosa significasse davvero recitare. C'è voluto altro tempo per capire che quella strada intrapresa quasi per caso, rappresentasse – in un certo senso – quello che esattamente volevo e dovevo fare.

Qual è il consiglio che lei darebbe a chi vuole diventare oggi attore e cosa ha scoperto fino ad oggi?
Il mio consiglio è quello di recitare e di essere molto onesti riguardo alle proprie motivazioni sul perché si è scelto questo lavoro. Alcune delle motivazioni che ti portano a volere essere un attore di cinema e di televisione sono più onorevoli di altre. Se sei interprete, allora interpreta qualcosa. Vai al più alto numero di audizioni possibile tenendo presente che il rifiuto è parte integrante di questo lavoro. Se vuoi solo diventare famoso, allora devi seguire un altro percorso di carriera, più concentrato su te stesso che sul lavoro che ti sei scelto. Recitare può portare a diventare famoso, ma la notorietà raramente porta alla buona recitazione. Cosa ho imparato fino adesso? Che la gioia arriva passo passo lungo la strada e non è una destinazione ultima dove arriverai chissà quando…